Nei poderi che circondavano la fattoria di Montalto, durante la mia infanzia le donne allevavano gli animali da cortile, soprattutto polli e conigli, dei quali non buttavano niente. Sia le piume che le pellicce, una volta fatte asciugare al sole, venivano vendute ai ‘troccoloni’ , venditori ambulanti che percorrevano la campagna sul barroccio, un carretto trainato da un cavallo o da un mulo.

La parte posteriore del coniglio veniva solitamente fritta perché ,rispetto ad altre cotture, assicurava una resa maggiore; la parte anteriore, con il fegatino, era utilizzata per preparare il sugo con cui condire le tagliatelle, preparate con le uova raccolte nel pollaio.

Rievocazioni storiche a parte, il coniglio fritto è un classico, che di solito piace a tutti; è un secondo piatto  po’ pesante, ma è così buono … che ogni tanto me lo concedo.

Ingredienti per 4 persone

·         circa mezzo coniglio disossato

·         un bicchiere di vino bianco

·         uno spicchio d’aglio

·         un rametto di rosmarino

·         farina circa 100 g.

·         acqua

·         un uovo

·         olio di arachidi

Procedimento

Tagliare il coniglio disossato in piccoli pezzi, lavarlo, asciugarlo e raccoglierlo in una ciotola insieme al vino bianco, allo spicchio d’aglio tagliato a fettine, e al rametto di rosmarino. Coprire la ciotola con pellicola trasparente e far marinare per  almeno un’ora.

Per la pastella, stemperare la farina con un po’ di acqua, poi unire l’uovo e continuare a mischiare il composto, che non deve risultare troppo fluido.

Scolare il coniglio dalla marinata, asciugare i pezzi, eliminando aglio e rosmarino, e passarli nella pastella.

Scaldare abbonante olio in un recipiente a bordi alti; l’olio raggiunge la giusta temperatura quando, tuffandovi un piccolo pezzetto di pane, si formano subito delle piccole bollicine.  Friggere i bocconcini di coniglio pochi alla volta; quando saranno ben dorati e croccanti, toglierli con una schiumarola e farli asciugare su carta da cucina.

Salare solo alla fine.

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